7 spot contro la guerra che ti faranno riflettere su quanto ci sia ancora bisogno di parlarne

7 spot contro la guerra che ti faranno riflettere su quanto ci sia ancora bisogno di parlarne

Lo sai che tra il 2017 e il 2018, a causa della guerra, 193.000 persone sono morte in Africa, Asia e Medio Oriente? Per non lasciare vuoto questo dato: sono più degli abitanti della Valle d’Aosta. Nonostante le campagne e i numerosi spot contro la guerra realizzati dalle molte associazioni di pace, gli Stati continuano a finanziare questo business fatto di sangue e dolore. 

Secondo il rapporto SIPRI 2019, le spese militari del 2018 sono cresciute, incrementando del 2,6% rispetto all’anno precedente. Purtroppo anche l’Italia non fa eccezione, che ha visto un aumento del 4%.
Nonostante un sondaggio del SWG realizzato a giugno del 2019 affermi che il 50% delle persone intervistate vorrebbero vedere le spese militari scendere o eliminate del tutto, il Ministero della Difesa continua a bruciare miliardi, prendendo soldi anche da altri ministeri, come quello dello Sviluppo Economico, che dovrebbe finanziare le imprese e i servizi per il nostro Paese.

Un video realizzato da MIL€X, l’Osservatorio sulle Spese Militari Italiane, spiega in maniera chiara la situazione drammatica appena raccontata. Ti invito a vederlo perché aiuta davvero a capire il livello in cui siamo arrivati: preferiamo acquistare aerei da guerra difettosi e carri armati che non useremo mai, piuttosto che aiutare i poveri e le famiglie in difficoltà.

La spesa militare 2018 in Italia – MIL€X

Oltre all’aumento delle spese militari, il nostro Paese è nella top 10 dei Paesi che esportano più armi al mondo. Le nostre armi vengono usate nei conflitti che causano la morte di migliaia di persone, ma visto che non avviene qui, ci si copre gli occhi facendo finta di niente.
Molti si sono sempre battuti e continuano a farlo per chiedere un cambiamento alle forze politiche, soggiogate dal potere delle lobby, ma per ora nessuno ha dato risposta.

La guerra costringe milioni di persone a spostarsi per cercare un rifugio, però non tutti hanno la possibilità di muoversi e viaggiare. Chi ci riesce, cerca un posto per cambiare vita e trovare un po’ di pace. Di recente si discute molto sulla questione migranti, ma nessuno vuole mai parlare del perché queste persone si allontanano dai loro paesi, sfruttando ogni mezzo, a volte illegale, per venire in Europa. 

Questi 7 spot contro la guerra che abbiamo raccolto, ti aiutano a riflettere che la morte e la violenza non sono poi così lontani da noi. Ci raccontano che non possiamo fare finta di niente e che ci dobbiamo preoccupare di creare un cambiamento.

I 7 spot contro la guerra che devi assolutamente vedere

1. Routine is fantastic

La campagna, promossa dall’UNHCR (l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati) nel 2012, è stata lanciata per promuovere una raccolta fondi a favore dell’istruzione per i bambini rifugiati. Lo spot, ideato dall’agenzia Young & Rubicam, ha l’obiettivo di parlare di chi tenta di scappare dal proprio paese in guerra, rifugiandosi in luoghi stranieri e a volte non ospitali, per cercare una vita tranquilla e abitudinaria in serenità.  

Secondo una ricerca di quel tempo, realizzata dalla DOXA per UNHCR, ben 15 milioni di italiani preparerebbero le valigie e lascerebbero subito la loro routine perché stanchi e annoiati. Di contro, 42,5 milioni di persone non sanno più cosa è la routine a causa della guerra.

Nel video quindi si contrappone la quotidianità di un europeo, considerata da qualcuno noiosa e insoddisfacente, con quella di un immigrato scampato alla guerra, ma privato di tutto quello che possedeva. Una campagna che invita le persone ad apprezzare ciò che si ha, poiché non tutti hanno la stessa fortuna. Come dice il claim della campagna “quello che per te è solo routine, per un rifugiato è una conquista”.

2.  Ogni persona conta

Emozionante campagna lanciata da Emergency agli inizi del 2018 per sensibilizzare sul tema dei rifugiati.

Ideato con l’agenzia Ogilvy, il video parla di Jalal, uno dei tanti venditori di rose che gira per le strade e i locali di Milano. Nessuno si interessa di lui e lo cacciano senza nemmeno guardarlo in faccia, ma quando in un ristorante un uomo sta male, Jalal è il primo a soccorrerlo, dimostrando un’esperienza che gli altri spettatori non hanno. Salvata la vita della persona, se ne ritorna con le sue rose in mezzo alla strada, in silenzio, senza essere considerato o ringraziato da alcuno.

Lo spot ci ricorda che Jalal non ha lasciato solo un Paese, ma una famiglia, una professione, una storia; il claim ci insegna che “ogni persona conta”. 

Sono in molti che scappano e si rifugiano in altri paesi per cercare una vita migliore, ma purtroppo non vengono sempre accolti calorosamente. Sta a noi cambiare questa situazione, ricordandoci che prima di tutto siamo essere umani.

Riconoscere la dignità di ognuno è un antidoto potente contro il razzismo e l’indifferenza” sottolinea Rossella Miccio, presidente di Emergency.

3. Zain contro i kamikaze

Zain è una compagnia telefonica del Kuwait, Medio Oriente, che ha deciso di lanciare uno spot contro la violenza dei kamikaze, in vista del Ramadam, momento dell’anno più sacro per i Musulmani.

La campagna invita i terroristi a non uccidere in nome della loro fede, poiché il Corano non parla di morte e distruzione, ma di amore e misericordia. Si vuole prende le distanze da atti violenti che non rispecchiano minimamente la fede del popolo islamico.

Il video mostra un kamikaze che si sposta tra scene di morte e distruzione e nel mentre viene convinto dalle persone ferite che Allah non è odio, ma amore, non è morte, ma vita.
L’utilizzo della musica e del canto rende il tutto più coinvolgente e dinamico, rimanendo più impresso nella mente. Il tutto si conclude con la frase “contrasteremo i loro attacchi con canti d’amore. Da ora fino alla felicità”. 

Il video è stato pubblicato sul canale Youtube della multinazionale e in poche ore è riuscito a raggiungere i 3 milioni di visualizzazioni.

4. In reserve | Spot contro la guerra in Siria

I palazzi si ricostruiscono e le ferite si rimarginano in questo video diretto da Martin Stirling nel 2014. “In reserve” ci porta alla guerra in Siria, un conflitto che continua ad affliggere il Paese dal 2011. Uno spot di una potenza incredibile, che con la tecnica dello slow motion ricostruisce la caduta di una bomba in una piazza piena di persone; grazie però alla tecnica del reverse, il video viene mandato all’indietro, dando l’idea che tutto si ricostruisca al posto di distruggersi.

Il tutto si conclude con un climax musicale crescente che dona al girato potenza, energia e speranza, mentre viene mostrato il claim “non possiamo invertire quello che è successo in Siria, ma possiamo cambiare il finale”. La musica che accompagna il video è “Youth” dei Daughter. La campagna è stata lanciata da Save the Children per rimandare al sito #WithSyria che raccoglie petizioni per chiedere ai governanti di non lanciare le bombe su civili.

La guerra in Siria sta causando migliaia di morti, ma non solo: i conflitti stanno incenerendo ed eliminando tutto ciò che riguarda la cultura di quelle popolazioni, la loro memoria storica. Un popolo senza memoria e senza terra è una civiltà che muore.

5. Most Shocking Second a Day Video | Spot contro la guerra in Siria

Di nuovo alla regia troviamo Martin Stirling con un secondo video eccezionale per Save The Children. Sulla scia della sfida 1 second everyday, ossia pubblicare video composto da riprese di 1 secondo, Stirling narra la storia di un anno di una bambina che passa dai momenti felici e spensierati con la famiglia, a dover superare gli stenti e i pericoli della guerra. 

Un video travolgente che ci porta a vivere queste esperienze insieme alla piccola protagonista. L’utilizzo del suo punto di vista è molto interessante: percepiamo tutto quello che sta succedendo attraverso i suoi occhi innocenti e interrogativi.
Si percepisce che quello che sta succedendo per lei è incomprensibile. Capiamo come i bambini vivono l’esperienza della guerra e di come in realtà tutto questo è causa degli adulti. Una prospettiva che ci aiuta a riflettere sui nostri errori.

Il claim della campagna è “solo perché non succede qui, non vuol dire che non stia succedendo”. Un’affermazione forte, che ci dice quanto siamo sordi al problema e alle richieste di aiuto. 
Uno degli spot contro la guerra più travolgenti che ha fatto il giro del mondo ed è stato visto da milioni di persone.

6. Help Child Soldiers Fight!

Uno spot contro la guerra che inneggia alla guerra: questa è la campagna provocatoria ma di grande impatto di War Child Canada per promuovere attività a favore della risoluzione del problema dei bambini soldato. Si stima che siano 300mila i ragazzini costretti ad abbracciare un’arma e andare in battaglia.

Il tema dei bambini soldato è molto delicato, ma non di primaria importanza per i governi del mondo. Fortunatamente ci sono molte associazioni che cercano di fare qualcosa, come War Child Canada.

Lo spot mostra una serie di canadesi che nel loro piccolo cercano di supportare i bambini soldato inviando loro armi e passamontagna, oppure facendo pubblicità e manifestazioni per chiedere di mandare un supporto per lasciarli combattere. Si vedono anche famiglie che parlano con fierezza del proprio ragazzo adottato a distanza che cresce come un soldato forte e coraggioso. Il video si conclude con le frasi “Supportiamo il problema se non facciamo nulla per fermarlo”. 

Come detto prima, è una campagna che cerca in maniera provocatoria di far riflettere le persone e convincere che se non facciamo qualcosa per fermare il problema, allora siamo noi stessi che lo alimentiamo.

7. Toys and Guns

I problemi della guerra non finiscono con il termine dei conflitti, ma bisogna continuare a lavorare anche dopo per riportare le cose ad uno stato pacifico ed equilibrato. È quello che sfortunatamente non sta succedendo in Colombia. La guerra civile colombiana è iniziata negli anni sessanta e solo negli ultimi anni si è arrivati ad una risoluzione grazie ad accordi tra il governo e le formazioni guerrigliere.

Nonostante sia arrivata finalmente la pace, i lavori di ristrutturazione della società sono lunghi e quelli che subiscono più di tutti il problema sono i bambini. Infatti le gang locali e i gruppi armati cercano sempre di reclutare bambini dagli 8 anni, facilmente influenzabili.

Realizzata dall’agenzia Mullenlowe SSP3, la campagna mostra un esperimento nel quale si vuole misurare quanto tempo dei ragazzi minorenni ci mettono a costruire prima un giocattolo e poi una pistola. Con grande rammarico, si vede che la differenza di tempo è enorme: nemmeno un minuto per montare una pistola, più di 5 minuti per montare un giocattolo.

Non possiamo chiudere gli occhi davanti ad un problema del genere, nel quale è palese che questi ragazzi siano cresciuti con le pistole in mano e non con dei giocattoli.

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