5 esempi di campagna contro la violenza sulle donne da tutto il mondo

5 esempi di campagna contro la violenza sulle donne da tutto il mondo

Nonostante il numero delle denunce e la sensibilità all’argomento siano aumentate, la violenza sulle donne rimane ancora un tema molto caldo e difficile da sradicare. Non è una situazione isolata, ma coinvolge tutto il mondo. Non meraviglia infatti che tutti i Paesi e molti enti no profit si dedicano a promuovere una propria campagna contro la violenza sulle donne, cercando di cancellare questo cancro della società.

La campagna contro la violenza sulle donne non può avere fine

Se vediamo qualche dato, possiamo notare che anche in Italia la situazione non è migliore. Quasi l’80% dei maltrattamenti in famiglia, il 74% degli atti persecutori e l’89% delle violenze sessuali riguardano una donna. Anche se si percepisce un leggero calo degli episodi di violenza, il numero di donne vittima di violenza estrema (stupri e tentati stupri) rimane costante. In sostanza i singoli casi stanno diventando più gravi.

Fortunatamente sono in molti che si adoperano per combattere questa battaglia che sembra non avere mai fine.
Sicuramente non basta creare una campagna di sensibilizzazione, ma questo è un buon strumento per diffondere il problema e toccare l’emotività di un maggior numero di persone possibile.

5 esempi di campagna contro la violenza sulle donne

1. Non è normale che sia normale

Una campagna che ha riscosso molto successo, presentata il 25 novembre 2018 per la Giornata Mondiale contro la violenza sulle donne dall’allora vicepresidente della Camera Mara Carfagna. Un’iniziativa che ha coinvolto esponenti del mondo dello spettacolo, della cultura, della moda, dello sport, dell’università, dell’informazione e della politica, e grazie a ciò è riuscita a raggiungere moltissime persone in poco tempo.

La campagna si presenta con il claim “non è normale che sia normale”, proprio per denunciare l’assuefazione in cui si trova la società. Un messaggio semplice, ma di forte impatto, che non vuole trovare un colpevole, ma che cerca di arrivare al cuore delle persone.

Lo scopo è quello di condividere sui social una foto o un video nel quale si pronunci il claim della campagna e ci si faccia un segno con un rossetto rosso sotto ad un occhio, il tutto accompagnato dall’hashtag ufficiale #nonènormalechesianormale.

La rapidità e la portata con cui è stato veicolato il messaggio ha permesso di raggiungere persone di tutte le età, rendendo il discorso alla portata di tutti, soprattutto i giovani. 

2. #PerUnaGiustaCasa

Anche le grandi aziende scendono in campo. Ikea e Telefono Donna, per la Giornata Mondiale contro la violenza di genere, portano avanti insieme una coinvolgente campagna di sensibilizzazione. Il tema trattato nel particolare è il problema delle violenze domestiche, un dramma che coinvolge una donna su tre. I dati ci riportano uno scenario drammatico: l’80% dei casi di violenza si consumano nelle proprie abitazioni.

Ikea, che ha a cuore il benessere di vivere la propria casa, si è unita all’associazione Telefono Donna per denunciare questi comportamenti, ideando un video molto duro e toccante. Lo spot mostra una coppia alla ricerca di nuovi arredi dentro ad uno store Ikea.
La donna sembra impaurita mentre osserva gli oggetti e traspare un forte disagio mentre sembra che cerchi più un rifugio o un’arma da difesa che un mobile per la sua casa. Il tutto è accompagnato da uno sfondo musicale molto ansiogeno. Il video si conclude con il claim “la casa non è fatta per difendersi”.

Una campagna che porta alla luce quanto ora anche le aziende siano attente a questo tema delicato, dato che purtroppo violenze di genere e disparità si verificano anche sul posto di lavoro.

3. Blind eye & Look at me

Spostandosi nel Regno Unito, l’ente di beneficienza Women’s AID ha creato in collaborazione con l’agenzia di comunicazione WCRS, due campagne per denunciare le violenze domestiche. Le due campagne vanno a braccetto, anche se sono state ideate in due anni diversi: Blind eye nel 2013, mentre Look at me nel 2015. Quello che le accomuna è l’uso innovativo della tecnologia.

Blind eye è un video creato con la tecnologia stereoscopica 3D che permette di poter vedere attraverso gli occhiali di visione 3D due scenari diversi nello stesso momento con ciascun occhio. Questo ha permesso di creare una sceneggiatura che facesse vedere a un occhio una scena domestica nella quale una donna cucina il pranzo, mentre all’altro la stessa scena, ma con l’aggiunta di un partner violento. Chiudendo un occhio o l’altro si poteva escludere una delle due scene.

Look at me è una campagna cartellonistica che sfrutta telecamere e display. L’immagine mostra una foto di una modella piena di lividi con affianco la scritta “Look at me”. Ogni volta che qualcuno guarda il cartellone, grazie alle telecamere, viene aggiornata una barra di caricamento. Al completamento di quest’ultima, il viso della modella si trasforma, facendolo tornare senza lividi.

4. Can’t Be Covered

Campagna contro la violenza sulle donne Don't Be Covered 2013 - Arabia Saudita

Can’t be covered è una campagna promossa dall’organizzazione di beneficenza King Khalid Foundation con l’agenzia pubblicitaria Ogilvy per promuovere la lotta contro gli abusi sulle donne in Arabia Saudita.
La foto della campagna raffigura il primo piano di una ragazza con il viso coperto da un velo, dal quale si intravedono solo gli occhi, uno dei quali è livido. Un’immagine che non lascia scampo a chi la osserva: gli occhi fermi della ragazza gridano che non si può rimanere in silenzio davanti a tutto ciò.
Una campagna che nella sua semplicità tocca profondamente la sensibilità delle persone.

Nonostante sia del 2013, rimane un’immagine funzionale e moderna, che non perde la sua potenza nel tempo.

Il tema dei diritti della donna in Arabia Saudita è un tema molto delicato, solo negli ultimi anni si è cominciato a vedere qualche spiraglio. Tuttavia c’è ancora molto lavoro da fare. Secondo un sondaggio della Thomson Reuters Foundation, l’Arabia Saudita è al quinto posto tra i paesi più pericolosi per le donne, secondo una serie di criteri scelti dalla fondazione per la loro ricerca.

5. No more

Voliamo oltre oceano per spostarci negli USA con la campagna No more. Lanciata nel 2013 dalla fondazione Joyful Heart Foundation, combatte la violenza domestica e gli abusi sessuali con l’obiettivo di eliminarli completamente. Per farlo, la fondazione fa scendere in campo personaggi del mondo dello spettacolo.

Nel video si susseguono i vari attori che incominciano la frase con “No more” e proseguono elencando una scusa che solitamente cerca di giustificare un atto di violenza. Il video non è accompagnato da alcuna musica: di sfondo c’è il silenzio, per prestare attenzione solo alle parole che vengono pronunciate.
Anche a livello visivo è molto minimale: ci sono solo gli attori su sfondo bianco. Un video fortemente accusatorio nei confronti di chi giustifica atti di violenza cercando conforto in quelle bugie. Il movimento No more ha avuto un grande successo e continua a coinvolgere sempre più celebrità.

Non sorprende che gli Stati Uniti cerchino di combattere fortemente il problema della violenza di genere. Secondo la ricerca della Thomson Reuters Foundation, gli USA sono al decimo posto, nonché l’unico paese occidentale, nella classifica dei paesi più pericolosi al mondo per le donne.

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