Pubblicità Progresso: le migliori campagne anni ‘90

Pubblicità Progresso: le migliori campagne anni ‘90

Negli anni Novanta la società viveva un momento di transizione sociale e politica. Internet arrivava – lentamente – nelle case, iniziava a configurarsi la società attuale e, dal punto di vista politico, scendevano in campo personalità che ancora oggi troviamo protagoniste delle situazioni più disparate – in positivo e in negativo.

L’Italia, in particolare, vedeva sui propri schermi l’arrivo dei programmi che saranno poi definiti tv spazzatura.

La fruizione dei prodotti televisivi era ormai differente dai decenni precedenti, così come il contenuto di ciò che era proposto agli spettatori, tanto che erano gli stessi anni delle purtroppo celebri censure a Luttazzi.

Nello stesso periodo, Pubblicità Progresso si era ormai consolidata come associazione di carattere sociale e le sue campagne erano sempre più orientate alla persona. Il claim era diventato la pubblicità italiana a difesa degli indifesi.

Come cambiavano le pubblicità

Le campagne di Pubblicità Progresso degli anni ‘90 avevano abbandonato la durata di un minuto, riducendo lo spot pubblicitario alla metà.

Come dicevamo, era cambiata la fruizione del prodotto televisivo, le aziende erano ormai abituate ad utilizzare gli spot pubblicitari come forma di comunicazione principale e di conseguenza gli spettatori iniziavano ad essere bombardati di consigli per gli acquisti.

Lo stile delle pubblicità italiane di questo decennio cercava di essere simpatico, fresco, giovane. Non sempre ci riusciva.
Nei casi peggiori addirittura si creavano effetti spiacevoli, risultando grottesche o spaventose.

Le Pubblicità Progresso, fortunatamente, non erano cadute in questo errore. Anche queste avevano cambiato stile, ma erano riuscite a mantenere l’ironia pungente che le caratterizzava.

A parte qualche spot che poco si prestava ad un approccio più leggero, per il resto Pubblicità Progresso aveva abbandonato il tono accusatorio e anzi, a volte dialogava coi protagonisti degli spot.

Le tematiche delle Pubblicità Progresso

Come detto in precedenza, Pubblicità Progresso era sempre più interessata a informare e formare dal punto di vista sociale e personale. Anche le problematiche relative alla salute erano affrontate dal punto di vista sociale.

Le campagne degli anni ‘90, come quelle degli anni ‘80, possono essere raggruppate in tre macro-aree tematiche.
Fa eccezione la campagna del 1992, L’anima del commercio, che consisteva in una campagna istituzionale su Pubblicità Progresso, che si presentava al grande pubblico ricordando i suoi obiettivi.

In occasione di questa divulgazione, l’associazione mise a punto la definizione del suo posizionamento, la difesa dei soggetti deboli.

L’attenzione per il sociale

In questi anni la campagne riguardavano principalmente l’attenzione per il sociale, che possiamo considerare la prima grande macro-area di questi spot. Le tematiche in questo senso andavano dal razzismo, al volontariato, all’importanza di gesti di civiltà.
Le campagne di questo tipo sono state quattro, dal 1990 al 1997.

L’importanza della cultura personale

Un’importante macro-area tematica negli anni Novanta è stata quella della cultura personale.

Negli anni precedenti era già stata affrontata con la campagna sulla lettura, ma nel decennio in questione il messaggio che si vuole trasmettere va ben oltre l’approccio a un semplice hobby. Si vuole spingere i cittadini a migliorarsi.

Campagne di questo tipo riguardano ad esempio l’automiglioramento, sostenendo che Se smetti di imparare cominci ad invecchiare.

L’attenzione per i soggetti malati

La terza macro-area in cui circoscrivere le pubblicità di questi anni riguarda l’attenzione per i soggetti malati, affetti da patologie che potevano essere generiche o specifiche, come nel caso dei non vedenti.

Nonostante si tratti di temi ancora oggi molto attuali, alcuni termini scelti possono suonare addirittura offensivi, alla luce dei cambiamenti linguistici degli ultimi anni. Per spiegare al meglio tale affermazione, basti pensare alla campagna del 1993 sulla Solidarietà verso i malati, il cui claim era il prossimo libro, leggilo con un malato.

Il suono ricorda quasi l’effetto che fa oggi sentire il termine “handicappato” nei vecchi spot delle Pubblicità Progresso.

Le migliori campagne degli anni ‘90

Il piacere di fare un buon gesto

Campagna pubblicitaria sulla solidarietà
Video: Il piacere di fare un buon gesto

Spot del 1997, è emblematico per due motivi: la presenza del comico Teo Teocoli in un ruolo drammatico (richiamando l’attenzione del pubblico) e il claim Far bene ti fa bene. L’obiettivo è quello di pungere sul senso di esitazione che si verifica quando vediamo qualcuno in difficoltà.

Il tono utilizzato è serioso, mentre gli spot radiofonici della stessa campagna si presentano più ironici.

Nello spot viene ripreso un primo piano di Teo Teocoli alla guida di una macchina, di sera. Per tutto il tempo possiamo ascoltare i suoi pensieri, che riguardano quello che può essere successo ad una signora ferma per strada con il parabrezza della macchina alzato.

Viene rappresentata la tipica esitazione che vivono le persone quando incontrano qualcuno in difficoltà. Tale reazione è data a volte da scarsa empatia, altre volte da diffidenza.

Il comico passa dal dirsi “io sono in ritardo” al pensare “magari poi ha inscenato un guasto per rapinarmi”.
Sul finale, il protagonista si chiede “E se capitasse a me? Cosa direi a uno che non si ferma?”. Lo spot si conclude con la voce narrante che ripete il claim dello spot.

Al solito si coglie di sorpresa lo spettatore, richiamando una frase comunemente utilizzata.

Alfabetizzazione informatica

spot sull'alfabetizzazione informatica
Video: Alfabetizzazione informatica

Tra le migliori campagne Pubblicità Progresso degli anni ‘90 è da segnalare sicuramente questa sull’alfabetizzazione informatica.

Viene programmata nel 1999, quando a seguito di una ricerca su tutta l’Europa risulta che gli italiani siano tra gli ultimi posti per utilizzo del computer e conoscenza di una seconda lingua.

Pubblicità Progresso ci tiene a specificare che l’informatica è uno strumento che amplia le potenzialità dell’uomo ma i cittadini non hanno ancora preso in considerazione, per cattiva informazione.

La campagna vuole quindi informare di questo nuovo strumento utilizzando un linguaggio leggero e scherzoso, all’interno di un’idea di comunicazione semplice.

Lo spot è ambientato in un allevamento che si occupa della produzione di formaggio. Quando una delle pecore si allontana, l’allevatore la segue, ritrovandola di fronte a un computer su cui un mappamondo antropomorfo – che richiama Internet – afferma di essere il mondo di oggi e di offrire possibilità a chi conosce Internet e l’inglese.

L’uomo guarda sorpreso, poi afferra il mouse fingendo di tosare l’animale, mentre il computer gli chiede “ma chi sei? Lo scemo del villaggio globale?”.
Di tutta risposta apre una mail, la stampa e legge in inglese l’invito ad esportare formaggio in Canada. Il claim sentenzia Datti una mossa. Computer e inglese, chi si aggiorna cresce.

Difesa dei non vedenti

pubblicità progresso a favore dei non vedenti
Video: Sostegno ai non vedenti

Campagna del 1992, in pieno stile Pubblicità Progresso affronta le malattie dal punto di vista sociale.

In particolare questa nasce dal presupposto che in Italia, in quell’anno, si contano 254.000 non vedenti e i problemi che riscontrano nella quotidianità sono causati dalla maleducazione altrui.

L’idea nasce dai colloqui con Unione Italiana Ciechi da cui risulta che i non vedenti lamentano soprattutto ostacoli come macchine parcheggiate sul marciapiede e gli escrementi dei cani.
La campagna quindi vuole attirare l’attenzione su comportamenti che sembrano banali ma che davanti a situazioni di disabilità possono provocare fastidio o addirittura essere pericolosi.

Nello spot vengono ripresi e, in un certo senso, esagerati atteggiamenti a cui le persone spesso non fanno caso. Sotto forma di un reportage, vengono segnalati dei parcheggi di fortuna. Come a dire: nella stessa città questo errore viene commesso da tanti, più volte.
Tra queste scene risalta una donna che spinge una carrozzina il cui passaggio viene bloccato dal parcheggio di due macchine troppo vicine tra loro.
L’ultima scena, simbolica, mostra un uomo che lascia l’auto sul marciapiede e un non vedente costretto a bloccarsi intercettando il mezzo col suo bastone.

La voce narrante quindi afferma: i non vedenti uscirebbero più volentieri se non gli mettessimo le ruote fra i bastoni.

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